Giovedì 17 novembre, presso la sede dell’Associazione Culturale Giuseppe Verdi di Monserrato, verrà presentato e proiettato il film “Riding Solo To The Top Of The World” del regista indiano Gaurav Jani.
In moto, da solo, sulla cima del mondo. Un viaggio in solitaria in uno dei posti più remoti della terra, abitato solo da una popolazione di pastori nomadi, i Changpa. Una moto semplicissima, una telecamera e tanto, tantissimo coraggio; alla scoperta dei Changpa e.. di se stessi.
L’ingresso è gratuito e sarà possibile assistere ad una breve introduzione all’opera e, al termine della proiezione, avere informazioni e risposte riguardo qualsiasi curiosità sul film.
Nel nostro primo film, Riding Solo To The Top Of The World, ho incontrato i Chang pa, una popolazione nomade che vive nel Changthang, un deserto ad alta quota sull’Himalaia. I due mesi che ho passato con loro, vivendo nelle loro tende e viaggiando con lorom hanno lasciato un profondo segno dentro di me e mi hanno affettuosamente battezzato come “il Chang pa motociclista”, dato che viaggiavo in moto.
“Sono passati diversi giorni senza che potessi filmare e appena il livello della neve lo ha permesso, ho preso una macchina per andare a Leh e sostituire gli harddisk.
Durante il viaggio ho avuto un’altra terribile notizia, probabilmente la peggiore che potessi avere: il marchio di jeans che mi sponsorizzava si è improvvisamente ritirato, senza ragione, tagliandoci i fondi dei quali avevo assoluta necessità.
“Il primo giorno del nuovo anno è sempre speciale, ma il 5 gennaio lo è stato ancora di più, almeno per me. In quella data, infatti, il moto club 60kph, al quale appartengo, ha compiuto 9 anni.
I membri del club stavano festeggiando l’occasione con un viaggio nel deserto del Rajasthan, nell’India occidentale. Nonostante il freddo e le strade coperte di neve ho deciso di fare un piccolo viaggio di 52km per raggiungere un passo a 5090 metri.
“Al tramonto gli yak sono tornati al campo e sono arrivati anche i quattro Chang pa dalla montagna.
Fortunatamente il cielo andava rischiarandosi. Senza badare alla neve ci siamo stretti attorno al fuoco e abbiamo chiacchierato fino ad addormentarci. Consumando così tanto te e burro è normale che, nel bel mezzo della notte, si debba urgentemente liberare la vescica.
“Finita la cena era tempo di entrare nei sacchi a pelo. Il solo pensiero di toccare il mio sacco, che stava li, steso al freddo, mi faceva rabbrividire dal freddo.
Si tratta di tenere duro per i primi 10-15 minuti per dare al corpo il tempo di scaldare il sacco. Passare la notte è stato un vero disagio perché cercavo di proteggere me e la videocamera dal freddo.
“Il 28 dicembre ho avuto modo di conoscere un aspetto davvero originale del clan di Chang pa con i quali vivevo.
Per gestire i pascoli tutti gli yak appartenenti agli abitanti del villaggio, sono tenuti a 10-15km di distanza dall’accampamento. Attraverso un sistema a rotazione quattro membri del villaggio accudiscono i greggi per tre notti e quattro giorni. Questa pratica si chiama Yakze (portare gli Yak al pascolo).
Gaurav, a maggio, è riuscito a tornare a Leh per qualche giorno e mi ha fatto avere questo resoconto.
“Dopo il mio breve soggiorno a Leh per fare provviste sono tornato nel Changthang e la prima priorità è stata quella di abituarmi a camminare per lunghe distanze ad alta quota.
Qualche giorno più tardi ci siamo spostati nuovamente. Questa migrazione era speciale perché i Changpa, dopo un anno, tornavano al loro villaggio, dove tutti hanno una piccola casa di fango. Il ritorno era inoltre dettato dai festeggiamenti del Losar, il Capodanno Tibetano che cade il 6 dicembre. I Changpa hanno festeggiato per quasi 5 giorni.
Il clan ha tenuto fede alla sua reputazione. L’accampamento era situato a più di 4500 metri sul livello del mare e quando ho finalmente trovato il coraggio di registrare la temperatura di notte, ho scoperto che era di -20°. Ho fatto del mio meglio per mostrarmi coraggioso davanti ai Changpa che, giustamente, erano preoccupati per me. Avevo poco cibo e pochi vestiti per difendermi dal freddo.
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